Venezia, 18 marzo 2025 – In seguito ai due suicidi in 48 ore, avvenuti nel carcere veronese di Montorio, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, chiede la convocazione del Garante per le persone private della libertà, durante una seduta congiunta della I e della V Commissione consiliare permanente. «Davanti a questi fatti, che si susseguono incessantemente -nota la consigliera- non si possono più attendere i rinforzi “da Roma”, bensì occorre cambiare politica carceraria».
Dal momento che la detenzione non è mero sconto della pena, ma secondo Costituzione (articolo 27) anche un’opportunità di rieducazione attraverso il lavoro, Baldin focalizza l’attenzione attorno alla carenza di politiche sociali e di supporto psicologico per le persone detenute: «Non si può leggere che una persona di settant’anni, con fine pena nel 2030, decide di farla finita così. Se questa è la condizione dei penitenziari, hanno fallito la politica, la sicurezza, i servizi sociali. Il numero delle persone recluse scoppia, è urgente individuare misure alternative e riconsiderare la portata di reati minori».
Di qui la richiesta di convocazione: «Sta scritta nella legge istitutiva della figura del Garante -continua l’esponente del M5S- là dove recita che le Commissioni possono convocarlo per ottenere informazioni relative all’attività svolta e altre materie di loro competenza. Spero quindi che il dottor Mario Caramel venga audito al più presto dalla commissione Affari Istituzionali e dalla commissione Politiche Sociali, proprio perché non si tratta solo di un fattore di pubblica sicurezza. È la stessa Carta fondamentale della Repubblica a stabilire che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità».
A invocare una riforma di sistema è anche il sindacato UIL Polizia Penitenziaria: «Sono d’accordo -conclude Erika Baldin- dal momento che in meno di tre mesi sono stati già venti i suicidi in carcere, tra i quali pure un operatore. Nella sola prigione di Montorio le persone detenute sono 595, a fronte di una taratura di 318 consentite, e anche il numero degli agenti di polizia penitenziaria è sottodimensionato. Se il governo ha a cuore l’incolumità delle persone, lo dimostri. Altrimenti viene da pensare che, per loro, un detenuto è solo un elemento da togliere dalla circolazione e basta».