Venezia, 18 marzo 2025 – Nel nuovo piano energetico della Regione Veneto c’è anche la mano di Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle ha infatti visto approvati all’unanimità dell’aula tre dei suoi emendamenti, relativi rispettivamente al ricambio dei motori nautici nella laguna di Venezia, alla possibilità di ricavare energia dalle onde del mare e infine il no ribadito a ogni ipotesi di centrale nucleare lungo la conterminazione lagunare: «Sono aspetti molto importanti -commenta la consigliera- poiché investono questioni ogni giorno dibattute dalla popolazione e nei media».
Il nuovo articolo 2 della deliberazione amministrativa infatti stabilisce che, oltre al parco mezzi privato automobilistico, anche la flotta nautica abbisogna di vedere aggiornati i propri motori e di conseguenza il modo in cui sprigionano energia: «Il tema -prosegue Baldin- è correlato al moto ondoso e all’alta velocità con la quale natanti a motore di ogni risma inquinano ogni giorno i canali lagunari, mettendo a rischio non solo le rive per via della subsidenza, ma anche la vita e la salute degli stessi conduttori e passeggeri. Il barcavelox, ad esempio, è stato adottato ma non è ancora de tutto operativo. E il tema dell’inquinamento da idrocarburi a Venezia e nelle isole deve trovare spazio anche nel nuovo piano energetico».

Il secondo emendamento approvato concerne le ricerche scientifiche per applicare scoperte inerenti all’energia dal mare: «Proprio nel periodo di massima difficoltà per l’Italia nel reperire fonti di energia -osserva l’esponente del M5S- è opportuno riuscire a sfruttare anche le onde, le correnti, l’approvvigionamento talassotermico e osmotico. Questo porrebbe il Veneto in linea con le esperienze già consolidate in Europa e in altre parti del Mediterraneo».
Infine, l’ennesimo no del Consiglio regionale alle centrali nucleari: «Sono soddisfatta -conclude Erika Baldin- che in questo tema l’orientamento dell’assemblea non è cambiato, nonostante le pressioni di Forza Italia e del ministro Pichetto Fratin per adottare i cosiddetti “micro reattori” di futura generazione. Una possibilità che peraltro ad oggi non è concreta, e significherebbe solo tornare indietro rispetto ai referendum ambientalisti che per due volte hanno rigettato l’ipotesi atomica».