Nei giorni in cui i Carabinieri sanzionano un allevamento di pollame nella Riviera del Brenta per inutili crudeltà inferte alle galline prima di arrivare al macello, e mentre gli Stati Uniti sono sconvolti dall’ennesimo focolaio di influenza aviaria, derivante anche dalle condizioni di vita dei volatili allevati, il Consiglio regionale del Veneto boccia la mozione che la capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, aveva depositato per impegnare la Giunta a valutare una moratoria nelle autorizzazioni per nuovi impianti o per ampliamenti di allevamenti esistenti, e a predisporre progetti e sostegni da erogare per la transizione verso una zootecnia sostenibile.
«Sono molto amareggiata -commenta la consigliera- in specie perché nei suoi interventi la maggioranza dimostra di non aver letto il testo che ho avanzato, ma lo ha respinto per mera ideologia. Non capiscono che garantire il benessere degli animali da macello significa anche garantire la salute delle persone che li consumano, oltre a ridurre emissioni ed inquinamento da ammoniaca. La stessa immagine del settore e delle aziende virtuose viene intanto opacizzata non da atti come questo, ma da coloro che abbandonano le carcasse dentro le gabbie assieme agli esemplari vivi, che li sollevano per un’ala e li lanciano dentro i mezzi per il loro ultimo trasporto. Dispiace che il gruppo del Partito Democratico si sia astenuto nella votazione finale del provvedimento, probabilmente le vicende del Parlamento europeo hanno avuto un certo impatto».
L’intento dal quale ha preso le mosse Baldin è stata la proiezione del documentario “Food for profit” di Giulia Innocenzi, la cui diffusione ha destato scalpore ed è stata anche ostracizzata: «Esso -spiega l’esponente del M5S- traccia la grave commistione tra politica e industria, coinvolgendo direttamente parlamentari uscenti ed ex ministri, e non esonerando un paio di maxi allevamenti veneti. I signori della maggioranza dovrebbero fare i conti con questo aspetto, isolando le poche aziende che violano i diritti degli animali quali esseri senzienti, e che peraltro producono in regime di concorrenza sleale. Senza contare appunto l’aspetto della zoonosi, ovvero la diffusione nel genere umano di patologie connaturate all’alta concentrazione di specie avicole, bovine o suine, particolarmente evidente nei casi di peste suina e influenza aviaria».
Di qui l’intento della promotrice: «Intendevo coinvolgere la giunta Zaia a mettere in campo misure per la formazione mirata del personale agricolo, volta alla variazione dei metodi di allevamento, sostenendo altresì il reddito che verrebbe a mancare dalle diminuzioni temporanee dei ricavi, e a trattare finalmente la grande questione dei reflui zootecnici, dato che le aree dove sono ubicati gli allevamenti intensivi soffrono molte forme di contaminazione da metalli pesanti, erbicidi e appunto liquami animali, fonte delle polluzioni di fosforo nel suolo e nelle acque dolci. Dai signori della destra -conclude Erika Baldin- mi sono sentita dare della folle ecologista, di mettere a rischio la filiera alimentare, di assistenzialismo: magari un giorno, verità alla mano, si ricrederanno anche loro».